giovedì 3 novembre 2011

Qualche precisazione sul Piano Cave e sul Cornizzolo


In merito all’articolo apparso sull’incontro con i Sindaci di Suello e Civate, sul piano cave , ritengo opportuno fare alcune precisazioni.
Innanzitutto l’incontro non è avvenuto alla sola presenza della delegazione del P.D. ma erano presenti anche rappresentanti dei gruppi consiliari I.D.V, Azione positiva e S.E.L. dunque tutta la minoranza provinciale le cui posizioni in merito a questo tema combaciano.
Va specificato che in precedenza avevamo chiesto ai sindaci la possibilità di svolgere l’incontro anche alla presenza dei capigruppo della maggioranza del consiglio provinciale, per un approccio più corretto teso ad ascoltare tutte le posizioni.
La cosa non è stata possibile e non certo per responsabilità nostra.
Mancano in quel comunicato le richieste che abbiamo fatto ai comuni, ovvero di svolgere un consiglio comunale a Civate aperto, con invito ai consiglieri provinciali e all’ assessore provinciale di riferimento proprio per poterci confrontare senza equivoci o fraintendimenti.

Due sono i quesiti importanti su cui ragionare e dare una risposta:

-     Nel caso il Cornizzolo fosse erroneamente inserito nell’area di scavo, siamo pronti a votare contro l’intero Piano cave? Noi diciamo di sì.
     
-     Siamo pronti a discutere un documento da inviare a Regione Lombardia che preveda nel progetto di legge del piano cave l’autonomia decisionale della Provincia?

Noi abbiamo da sempre rivendicato il nostro no all’escavazione del Cornizzolo e come sempre abbiamo ribadito di essere pronti a discutere su tutto il resto.
Il nostro no forte riguarda solo il Cornizzolo.

Italo Bruseghini - Capogruppo P.D. Provincia di Lecco



Suello, Civate: alcuni gruppi provinciali contrari alla nuova cava sul Cornizzolo. A comunicarlo i sindaci riuniti in un ''vertice''


Si è tenuto nella serata di martedì a Suello un primo vertice "ristretto" tra Comuni e associazioni di Suello e Civate, circa le azioni da attuare nelle prossime settimane per promuovere la causa "NO CAVA" sul Cornizzolo.
Un incontro svoltosi alla presenza dei soggetti maggiormente interessati dal "rischio" di una nuova cava sul fianco della montagna (amministrazioni, Coordinamento per la tutela della montagna, Indignados NO CAVA di Civate, Gruppo Giovani di Suello), teso a individuare le prime azioni comuni da seguire relazionando al contempo i primi risultati ottenuti dal confronto con le forze politiche provinciali.
A questo proposito i sindaci Carlo Valsecchi (Suello) e Baldassarre Mauri (Civate) hanno riferito di aver ottenuto dalla maggior parte dei partiti rappresentati in Provincia prese di posizione risolute circa la contrarietà a una nuova cava sulla montagna. Un primo, importante risultato che non deve però essere accolto come una vittoria, ma come un tiepido segnale di speranza per far valere lo spirito di tutela e conservazione del territorio.
"In questi giorni abbiamo iniziato a chiedere ai politici una presa di posizione sulla nuova cava proposta nel Piano - ha spiegato Carlo Valsecchi - abbiamo incontrato capigruppo e rappresentanti degli schieramenti provinciali Lega Nord, Italia dei Valori, Pd, Sinistre e Libertà, ottenendo da tutti la medesima risposta: il Cornizzolo dovrà essere salvaguardato e tutelato nella maggior misura possibile. Dal canto loro i gruppi interpellati presenteranno un secco NO alle ipotesi di ulteriori escavazioni, su questo sono stati molto chiari. La Lega, poi, ha manifestato una particolare vicinanza al nostro territorio, supportata anche dal PD che a suo tempo aveva patrocinato l'inserimento di San Pietro al Monte nell'elenco dei siti Unesco. Anche noi sindaci opporremo un secco no a ulteriori sfruttamenti minerari. Anche se da qualche parte bisognerà pur cavare su quest'area non siamo disposti a cedere. Nessun compromesso ambientale, nessuno sconto, davanti a nessuno: quel che resta oggi del Cornizzolo non è vendibile, per nessuna cifra. È importante a questo livello una chiara presa di posizione del mondo politico che deve stabilire l'indirizzo del nuovo Piano Cave. Poi i tecnici agiranno di conseguenza. Ci aspettiamo pertanto dalla Provincia, anche alla luce delle dichiarazioni fatte, l'esclusione del Cornizzolo da questo Piano. Poi sarà la volta della "battaglia" in Regione, cui spetta l'ultima parola".

Prese di posizione decise anche da parte del sindaco di Civate, Baldassarre Mauri, che ha ribadito le posizioni a suo tempo sostenute dal gruppo Pdl: "pur non avendo ancora incontrato i vertici del Pdl provinciale, ci è stato detto che resteranno sulla loro posizione iniziale, facendosi cioè portavoce delle istanze avanzate dai Comuni. È fondamentale anche in questa prima fase interlocutoria monitorare i movimenti che avvengono in Regione. In queste settimane dovrà infatti passare in commissione un progetto destinato ad apportare diverse modifiche alle leggi che regolano i piani cave provinciali. Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi ma già ottenere dalla Provincia una sorta di "vincolo" sull'area del Cornizzolo costituirebbe un vantaggio in un ottica di discussione a livello regionale. Per la giornata di giovedì è previsto un incontro tra i Comuni firmatari del protocollo d'intesa per la salvaguardia della montagna, in quella sede valuteremo strategie comuni per muoverci nelle prossime settimane".

In fermento anche il Coordinamento per la difesa del Cornizzolo, rappresentato da Giuseppe Stefanoni. In questo caso, oltre al coinvolgimento degli enti preposti, gli aderenti si occuperanno di organizzare una manifestazione pubblica volta a sensibilizzare la cittadinanza davanti ai potenziali rischi di una nuova cava sul territorio.
"Come coordinamento prepareremo a breve un volantino, diretto e sintetico, con il quale vogliamo presentare in modo nudo e crudo la realtà dei fatti - ha precisato Stefanoni - per coinvolgere ancor di più la gente abbiamo pensato a una manifestazione, con musica o spettacoli, capace di impattare in modo più efficace rispetto alla classica conferenza solitamente frequentata dagli addetti ai lavori e da pochi altri. Sarà un evento "Pro Cornizzolo" e "No cava", al quale saranno invitati tutti i cittadini. Parallelamente chiederemo incontri con la Comunità Montana e tutti gli interlocutori che riusciremo a contattare, politici e non. Vogliamo che ognuno prenda una posizione chiara e precisa su questo tema delicato".

R.B.
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martedì 27 settembre 2011

A SOSTEGNO DELLA MATERNITA ‘ POCHI SOLDI E TROPPI ESCLUSI - ordine del giorno Dote Conciliazione: BOCCIATO.

 
Basta stare tra la gente e  guardare il mondo intorno per   toccare  con mano e comprendere  le difficoltà  di molte famiglie e di molte donne che intendono ritornare , o semplicemente restare, nel mondo del lavoro  dopo una maternità.
Mettere al mondo un figlio è  una scelta privata che ha una forte valenza sociale. Le politiche europee ci dicono che la scarsa crescita demografica sarà un  problema  enorme nei prossimi anni e l’ Italia anche in questo è fanalino di coda.  Da noi la maternità è tanto osannata quanto non sostenuta,  abbiamo una strategia tutta nostra : investiamo a costo zero sulle nonne e sui nonni!
In questo contesto a dir poco desolante, Regione Lombardia, nei mesi scorsi, ha ricevuto  uno stanziamento di 6.700.000 dal Ministero delle Pari Opportunità per sostenere le politiche di conciliazione dei tempi di lavoro e di cura per le donne che intendono mantenere il posto di lavoro dopo la nascita di un figlio.
Meglio poco che niente ! Diciamo o meglio avremmo potuto dire , se Regione  Lombardia avesse coinvolto  le Province intessate e le parti sociali nella discussione sugli aspetti  realizzativi  e prima ancora sulle priorità.  Invece ha messo in atto dei progetti territoriali in capo all’ ASL uguali e non modificabili , riducendo di fatto le Ammini strazioni provinciali ad un ruolo puramente esecutivo.
Alle donne viene proposta la Dote Conciliazione: un rimborso per l’ utilizzo di nidi, micronido,centro prima infanzia, baby parking ludoteca, solo se rientrano  subito dopo il periodo di astensione obbligatoria e non richiedono il part time. Una limitazione penalizzante e restrittiva anche in considerazione del fatto che questi servizi difficilmente accolgono bambini di 3 mesi.
Ma non basta le donne ne possono usufruire solo se lavorano in piccole e media imprese o micro imprese, meglio ancora se sono imprenditrici o libere professioniste; nessuna possibilità per le dipendenti di grandi industrie o altro, per le precarie e per i padri . Ma ciò che completa il quadro oltre al no part-time , all’ obbligo di  rinuncia immediata all’ aspettativa . all’esclusione di molte lavoratrici di vari settori è il  fatto che la Dote Conciliazione viene assegnata senza prevedere  alcun limite di reddito!
A seguito di queste riflessioni  i capigruppo  del Partito Democratico , di Azione Positiva, di Sinistra e Libertà e dell’ Italia dei Valori  hanno  presentato  nel Consiglio Provinciale di Lunedì 26 Settembre  un ordine del giorno sul   Bando per l’ accesso alla Dote Conciliazione .
Ci aspettavamo  una discussione aperta e critica che potesse   portare  ad una richiesta condivisa rivolta a Regione Lombardia . L’ obiettivo  di noi consiglieri di minoranza era e continua ad essere  quello  di far emergere le specificità della nostra Provincia oltre alle criticità evidenziate e di tradurre il tutto  in  richieste efficaci e concrete. Invece, con rammarico, abbiamo dovuto semplicemente  prendere del voto contrario.

Giuseppina Cogliardi Consigliere provinciale del Partito Democratico

lunedì 26 settembre 2011

 
Oggetto  ordine del giorno su : Bando per l’ accesso alla “ Dote Conciliazione”
Il Consiglio provinciale di Lecco

Premesso che :

1.     Sono oltre 25.000 le donne lombarde che, nello scorso quinquennio, hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro, nel primo anno di vita del bambino, a causa dell’ impossibilità di conciliare il lavoro con la cura
2.     I gruppi di lavoro della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Lecco tra Settembre e Dicembre 2010 hanno svolto un  percorso che li ha visti impegnati  nella riflessione sulla tematica della conciliazione famiglia lavoro che ha prodotto le seguenti considerazioni:
·        I dati relativi al territorio lecchese sono in linea con i dati regionali, ovvero tasso di occupazione femminile nettamente sotto la media europea,  stazionario nel tempo l’ uso di congedi parentali, ( sia per madri che per padri) ed anche il tasso di dimissioni nel primo anno di vita per le madri.
·        In Lombardia quasi una donna su 5 ( il 20%) lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio.
·        L’ insieme dei servizi per la prima infanzia ( asili nido e servizi integrati) forniscono una percentuale di presa in carico degli utenti pari al 12,7% a livello nazionale; in regione Lombardia pari al 16,5%. Lontano dall’ obiettivo previsto dalla strategia di Lisbona che è il 33%.
·        Un incremento degli asili nido del 10% farebbe aumentare la probabilità di lavorare del 7% per le donne più istruite e del 14% per le donne meno istruite. Un incremento del numero di lavori part-time farebbero crescere la possibilità di essere occupate del 5% per le donne più istruite e del 10% per le donne con istruzione minore.

Prendendo atto che:
  
Regione Lombardia avendo a disposizione 6.700.000 euro dal Ministero delle Pari Opportunità ha messo in atto dei progetti territoriali in capo all’ ASL per predisporre alcuni interventi di conciliazione fra cui la”  Dote Conciliazione” misura non discussa nei suoi aspetti realizzativi con i territori ( nello specifico le Province interessate) e le parti sociali.
Inoltre questo stanziamento del Ministero delle Pari Opportunità avviene a fronte di un taglio di trasferimenti pari a 4 milioni di euro derivanti dal risparmio per l’ innalzamento dell’ età pensionabile del pubblico impiego e tacendo sugli stanziamenti del piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia varata dal governo Prodi che prevedeva per il triennio 2007/2009 una somma totale di 727 milioni di euro.

Considerato che:

La Dote Conciliazione viene avviata anche nella Provincia di Lecco senza nessuna autonomia di scelta su come utilizzarla, sacrificando in tal moda la capacità di risposta in relazione alla peculialità del Territorio.
Tale Dote Conciliazione  consiste in un rimborso per l’ utilizzo di uno o più servizi ( nido,micronido,centro prima infanzia,nido famiglia,baby sitting, baby parking, ludoteca) da utilizzare da parte delle madri, unicamente se rientrano dopo il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro. Questa limitazione risulta molto penalizzante e restrittiva, anche in considerazione del fatto che i servizi sopra citati difficilmente prevedono l’ accoglienza dai 3 mesi del bambino.

Considerato altresì che:

·        I destinatari della dote sono le donne lavoratrici presso piccole e medie imprese e micro imprese, libere professioniste o imprenditrici a vario titolo; mentre non è previsto l’ accesso per le dipendenti di grandi aziende , le lavoratrici precarie e i padri che si assumono la responsabilità di cui alla legge 53/2000.
·        Il bando non prevede alcun limite ISEE o da reddito, mentre pone come condizione per l’ accesso la rinuncia al part-time.
·        A  beneficiare dei fondi resi disponibili  saranno solo 300 donne ( a fronte di una previsione di nascite per la Provincia di Lecco  che si attesta intorno a 2500 bambini in un anno ), selezionate in ogni provincia coinvolta (Mantova, Monza, Brescia, Cremona, Lecco, Bergamo ) a prescindere dalle differenti realtà socio-economiche dei territori .
·        Per ottenere la dote, la donna deve rinunciare,da subito all’ aspettativa facoltativa prevista dalla legge
·        I voucher sono usufruibili solo da parte delle madri e non sono  rivolti ai padri , disattendendo di fatto, lo spirito della legge sui congedi parentali che indicava  nella condivisione del lavoro di cura uno dei motori per favorire la conciliazione dei tempi . Violando  in tal modo  le direttive europee in materia di Pari Opportunità.

Il Consiglio Provinciale di Lecco

 Impegna il Presidente della Provincia e la Presidente della Commissione Pari Opportunità ,sua delegata al tavolo territoriale per la Conciliazione famiglia Lavoro, a operare per :

·        Rendere accessibile la Dote Conciliazione alle categorie oggi escluse:
-         Dipendenti di grandi industrie
-         Lavoratrici precarie
-         Donne che non hanno rinunciato subito, a 3 mesi del bambino, all’ aspettativa facoltativa
-          Padri che si assumono la responsabilità di cui alla legge 53/2000

·        Avviare nella Commissione Pari Opportunità della Provincia  una discussione ampia e condivisa  su tempi e modalità di attuazione degli altri punti dell’ accordo di  collaborazione per la realizzazione della rete territoriale per la conciliazione , nello specifico su come verranno utilizzate le somme restanti

·        Relazionare in itinere  al Consiglio Provinciale informazioni e dati sugli effetti dell’ applicazione della” Dote Conciliazione”nel territorio della Provincia Di Lecco e sugli altri punti del suddetto Accordo di collaborazione territoriale.


Ordine del giorno proposto dai capigruppo di :

  Partito democratico  Italo Bruseghini
  Azione Positiva        Rocco Cardamone
  Sinistra e libertà      Alessandro Pozzi
   Italia dei Valori        Giancarlo Valsecchi



Non vi sembra ci sia qualche mancanza (per lo meno in termini di rappresentanza di genere)?

oggi ore 18,30: Consiglio Provinciale. La seduta è pubblica.

Consiglio Provinciale di lunedì 26 settembre

Lunedì 26 settembre alle ore 18.30, presso la Sala Consiliare della Provincia di Lecco, si riunirà il Consiglio Provinciale per la trattazione del seguente

ORDINE DEL GIORNO
 Presidente
1. Comunicazione Decreto di nomina del rappresentante della Provincia di Lecco in seno al Consiglio Direttivo dell’Associazione UniverLecco per il triennio 2011-2013.

Presidente del Consiglio
2. Verbale relativo alle sedute del Consiglio Provinciale del 30 maggio 2011, 20 giugno 2011 e 25 luglio 2011 – Esame e approvazione.

Assessore Formenti
3. Ratifica Deliberazione della Giunta Provinciale n. 188 del 02.08.2011 relativa a variazione urgente al Bilancio per manutenzione caldaia Villa Monastero con applicazione avanzo di amministrazione 2010 (4^ Variazione al Bilancio 2011).
4. Comunicazione Deliberazione della Giunta Provinciale n. 187 del 02.08.2011 concernente l’utilizzo del Fondo di riserva, ai sensi 2° comma dell’art. 166 del D.Lgs n. 267 del 18.08.2000 e dell’art. 13 del vigente Regolamento di Contabilità.
5. Verifica degli equilibri di Bilancio – Esercizio finanziario 2011. Ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi (art. 193 del D.Lgs. n. 267/2000) – Esame e approvazione.
6. Variazioni al Bilancio 2011, con applicazione quota avanzo di amministrazione 2010, al Bilancio pluriennale 2011/2013, alla Relazione previsionale programmatica, al Piano Triennale degli investimenti (5^ Variazione conseguente a salvaguardia Bilancio 2011) – Esame e approvazione.
7. 3^ Variazione al Bilancio di previsione 2011 – Variazioni al Bilancio triennale di programmazione per il triennio 2011/2013 dell’Istituzione Villa Monastero di Varenna e definizione della tariffa per l’utilizzo della tensostruttura a Villa Monastero.

Assessore Bezzi
8. Agenda strategica di coordinamento locale per l’attuazione del Polo Produttivo di Interesse Sovracomunale in comune di Colico. Variante integrativa al PTCP. Approvazione definitiva.

INTERROGAZIONI, INTERPELLANZE, ORDINI DEL GIORNO, MOZIONI

9. Ordine del giorno presentato dal Consigliere Italo Bruseghinie altri – Prot. n. 41551 del 22.08.2011 in merito al bando per l’accesso alla Dote Conciliazione

giovedì 7 luglio 2011

IL RESPIRO CORTO DELLA PROVINCIA SULLA FILIERA CORTA - o della filiera corta e i polli di Renzo

Il bilancio della Provincia in agricoltura ad oggi è fatto di due anni di latitanza politica, un po' di macerie  e i comunicati stampa dell'Assessore Dadati, che a dire il vero ultimamente si sono diradati. Forse per il timore di essere scovato preferisce tacere, cercando di passare inosservato e pensando di non dovere rendere conto dell'assoluta mancanza di un'idea, di una proposta, di un obiettivo perseguito in tutto questo tempo.
Questa amministrazione si è completamente dimenticata dell'agricoltura, nonostante gli "stati generali" assolutamente inutili e improduttivi, e mi domando per quanto tempo ancora gli agricoltori devono assistere a questo scempio che li priva anche della prospettiva di vedersi riconosciuti ruolo e considerazione. Con tutta evidenza siamo di fronte all'assoluta mancanza di interesse da parte del responsabile politico di questo settore. Non c'è un interlocutore con cui potersi confrontare, sia pure da posizioni diverse.
Le cose in positivo annunciate dall'assessore e che purtroppo non hanno mai visto la luce sono tante, dalla fiera dell'agricoltura a Lecco al rilancio del Consorzio forestale, dal piano straordinario sui sentieri ai distributori di latte negli edifici provinciali, per citarne alcune. Le cose certe al momento sono quelle distrutte, dalla fiera di successo svolta da alcuni anni ad Osnago all'abbandono del Consorzio forestale  di ben cinque comuni, per finire con gli uffici dell'agricoltura. Emblematico della situazione preoccupante è l'ordine del giorno sulla filiera corta del latte da me proposto, che per volontà unanime del Consiglio provinciale avrebbe dovuto essere presentato dall'assessore entro il 7 aprile e invece a fine giugno non ha ancora visto la luce, se non sotto forma di una bozza tardiva che giudico una presa in giro del Consiglio provinciale e soprattutto degli allevatori. Membri della stessa maggioranza ne hanno denunciato alla stampa l'incapacità di portare avanti un progetto condiviso all'unanimità e credo sia la prima volta che questo Consiglio provinciale abbia trattato un argomento riguardante l'agricoltura.
Silenzio assordante dell'assessore all'agricoltura anche sulla recente polemica sul mercato agricolo a Lecco, che dimostra il disinteresse e la mancanza di strategia su un tema cruciale per le agricolture marginali come quella lecchese.
Il tema della filiera corta, sul quale con le precedenti amministrazioni  la Provincia ha avuto un ruolo propositivo e decisivo, agendo da apripista nell'avviare le prime esperienze che hanno avuto un notevole successo, ha rappresentato un punto centrale della strategia di sviluppo e di modernizzazione dell'agricoltura. La gestione della filiera da parte degli agricoltori, dalla produzione alla commercializzazione dei prodotti freschi o trasformati, in una situazione storica di importanti trasformazioni, può dare un contributo decisivo alle politiche di sviluppo dell'agricoltura di aree come quella lecchese, poiché riconosce un ruolo sociale agli agricoltori e rende loro più tangibile anche la dimensione economica dell'attività, come dimostra ampiamente il successo e lo sviluppo dell'agriturismo e  in particolare della ristorazione.
L'importanza crescente  che si attribuisce all'agricoltura multifunzionale, nella quale vengono valorizzate quelle  funzioni che fino a poco tempo fa erano ritenute secondarie rispetto a quella produttiva, quali i servizi prodotti dalle aziende, il governo del territorio, l'importanza sociale e culturale, il miglioramento dell'ambiente, rischia di provocare negli agricoltori un senso di perdita di identità e di contenuti del loro lavoro, portandoli a percepire l'attività come priva di un riscontro concreto. Questa percezione porta anche al rischio di non cogliere non solo il valore sociale e culturale, ma anche il fine economico dell'agricoltura collocata nel nuovo ruolo. La filiera corta, perciò, può sostenere i processi di modernizzazione agricola, che sono di vantaggio per tutto il territorio. Questa chiave di lettura regge una strategia e una visione dello sviluppo di questo settore e non riduce i mercati agricoli alla sterile e vecchia polemica che vuole contrapposti i commercianti agli agricoltori. Dal silenzio, dunque, emerge la mancanza di un progetto per l'agricoltura, altro che la "provincia utile" degli slogan elettorali del centrodestra, come dimostra anche l'affossamento del progetto sul "paniere dei prodotti agricoli" che avevo impostato avviato e che l'attuale maggioranza ha trattato come fatto burocratico, risolto con uno sterile documento clandestino privo di utilità. Invece avrebbe dovuto costituire uno strumento utile di appoggio di una proficua collaborazione fra agricoltori, artigiani e commercianti, per favorire l'integrazione dell'agricoltura nell'economia locale attraverso una "filiera di territorio" capace di valorizzare le risorse agricole, i servizi e l'artigianato locali. La strategia di lavoro era stata delineata, bastava solo portare avanti con interesse azioni finalizzate alla soluzione del problema e non fare cadere anche questa iniziativa sotto l'insensata scure epuratrice.
A due anni dal suo insediamento questa amministrazione ha dimostrato, nei fatti, tutta l'indifferenza per l'agricoltura e oggi non può più presentarsi credibile. Forse è questa inconfessabile  consapevolezza, cioè la mancanza di un'idea di sviluppo dell'agricoltura di questo territorio, che ha determinato la mancanza di un'iniziativa della Provincia che impedisse che le associazioni degli agricoltori e dei commercianti sul mercato agricolo di Lecco recitassero la parte dei famosi polli di Renzo, ignari di finire tutti in pentola.
                                                                         
                                                         Italo Bruseghini - Capogruppo del Partito Democratico

lunedì 20 giugno 2011

Interrogazione avente ad oggetto i tagli di cattedre e classi nel sistema scolastico provinciale

I sottoscritti consiglieri provinciali, esprimono viva preoccupazione per la situazione che rischia di verificarsi con l’inizio del prossimo anno scolastico in alcune scuole secondarie della nostra Provincia sulle quali -stando alle dichiarazioni dell’Ufficio Scolastico provinciale- graverebbero il taglio di numerose cattedre e la soppressione di alcune classi, con evidenti disagi per studenti e famiglie.

Considerato che:

- si preannuncia come probabile la soppressione di numerose classi richieste dalle Scuole secondarie lecchesi per l’anno scolastico 2011/2012 ed in particolare: Ipsia Fiocchi (1 classe seconda, 1 classe terza operatore elettrico); Itis Viganò Merate (1 classe prima); Liceo Greppi (1 classe prima liceo classico, 1 classe seconda liceo classico);
- è stato annunciato il taglio in organico di diritto di 21 posti con una notevole individuazione di perdenti posto negli istituti secondari superiori, che coinvolgeranno 35 docenti così distribuiti:

Is Bertacchi (3); Liceo Classico Manzoni (3); Liceo Artistico M. Rosso (7);Is Bachelet Oggiono (1) liceo scientifico Grassi (1) Is Marco Polo (1); Is Greppi (11); Itc Parini (2); Itis Merate (1); Is Badoni (2); Itg Bovara (1); Is Fiocchi (1);

- tagli di particolare gravità ricadranno sull’Istituto Greppi di Monticello dove 29 studenti non potranno continuare il corso di studi prescelto e saranno costretti a convolare su altri istituti;
- tali tagli inficeranno sulla qualità dell’offerta didattica provinciale e penalizzeranno in particolare la scuola pubblica, costretta a mantenere classi numerose ed eliminare i corsi considerati onerosi per via del numero esiguo di alunni;
- le decisioni relative a tali tagli sono state assunte in modo verticistico, senza alcuna mediazione con le famiglie e comunicate solo al termine dell’anno scolastico in corso;

Interrogano il Presidente e l’Assessore competente

per conoscere se e in che modo la Provincia:

- sia stata coinvolta nelle decisioni dell’Ufficio Scolastico provinciale;
- abbia valutato l’impatto che tali tagli potrebbero avere sulla nostra Provincia già interessata da un preoccupante aumento dell’abbandono scolastico;
- abbia già valutato la possibilità di aprire un tavolo di confronto con le Parti sociali, la Consulta degli Studenti e altri soggetti così da non lasciare all’esclusiva volontà dell’Ufficio scolastico provinciale decisioni di tale importanza e gravità;
- intenda attivarsi nelle sedi opportune per opporsi alla politica di tagli indiscriminati messa in atto dal Governo nazionale e dalla Regione con devastanti ricadute sulla nostra Provincia.

Alessandro Pozzi – Sinistra e Libertà
Italo Bruseghini – Partito Democratico
Rocco Cardamone – Azione Positiva
Giancarlo Valsecchi – Italia dei Valori